giovedì 30 luglio 2015

CELEBRAZIONI IN ONORE DELLA MADONNA DEL CARMELO 2015

Anche quest'anno il Signore ci ha dato la grazia di celebrare la Beata Vergine Maria, la sua madre, sotto il titolo del Monte Carmelo.
E' stato un lungo e significativo cammino. Impegni vari presi durante il corso dell'anno, ci hanno aiutato ad essere più significativi e a promettere altri impegni perché si facesse sempre più bella e significativa la festa, in particolare in favore degli ultimi.
Durante le celebrazioni, che sono iniziate nel mese di Maggio, abbiamo notato una certa frequenza e devozione innanzi a Maria, a colei che, da carmelitani, veneriamo come scudo di salvezza, scudo contro i dardi del nemico, elmo di speranza, Santa Maria dello Scapolare, Mediatrice dello Scapolare. Questo è un segno positivo che ci aiuta a sperare e a fare sempre meglio.
Diversi sacerdoti ci hanno aiutato a capire, a riflettere il mistero mariano avendo al centro della nostra vita Cristo Gesù.
Quest'anno, come ci ha ricordato il Priore Generale, siamo stati coronati da altri eventi  che "ci interessano come Ordine e come famiglia religiosa e che possiamo prendere in considerazione". "Prima di tutto il V Centenario della nascita di Santa Teresa di Gesù... In secondo luogo è bene tener presente che stiamo celebrando, con tutta la Chiesa, l’anno dedicato alla vita consacrata... Poi quest’anno si celebrano anche i 750 anni della morte di San Simone Stock... Infine desidero condividere con voi la notizia che lo scorso 23 maggio ha avuto luogo a San Salvador, la beatificazione di Monsignor Oscar Arnulfo Romero, Arcivescovo di San Salvador, assassinato nel marzo del 1980.Il motivo per cui desidero menzionare Romero è che durante il suo ministero episcopale, almeno in tre diverse occasioni, ha voluto fare riferimento, usando parole molto belle, alla Vergine del Carmine e alle celebrazioni del 16 luglio".
Queste ricorrenze hanno sostenuto il nostro itinerario spirituale per celebrare meglio Cristo Gesù e la sua madre, la Vergine Maria del Monte Carmelo.
Ci auguriamo che anche il prossimo anno, ritorniamo a celebrare Maria del Monte Carmelo. Intanto, vogliamo ancora una volta ricordare, un particolare che fr. Vincenzo ha evidenziato durante il triduo: la dimensione comunitaria dello Scapolare.
Lo Scapolare è segno di appartenenza all’Ordine Carmelitano e in quanto tale dovrà necessariamente ricondurre ad esso. Oggi purtroppo chi riceve l’Abitino lo fa quasi sempre in modo “privato”, ma nella Chiesa non c’è proprio nulla di privato, ma “tutto era in comune fra loro” (At 2, 44).
Ogni giorno la preghiera comune, gli uni per gli altri, crea un legame inscindibile e forte, che ci unisce profondamente tra noi e con Dio. I Frati Carmelitani ogni mercoledì celebrano la s. Messa per coloro che indossano lo Scapolare o si trovano in Cielo, sotto il manto di Maria, per contemplare il volto di Dio. Affidano al Signore i malati, i sofferenti; lo ringraziano perché in Maria Egli compie innumerevoli miracoli di guarigione corporale e spirituale. Ma tutto questo non basta: serve anche la tua preghiera, perché i membri della Famiglia sono uniti solo attraverso l’Amore verso Dio e si riconoscono tra loro attraverso il semplice uso di indossare un pezzetto di stoffa marrone.
Anche questo deve diventare abitudine concreta, La devozione verso di Lei non può limitarsi a preghiere ed ossequi in suo onore in alcune circostanze, ma deve costituire un cammino, verso la vetta del Monte, Cristo Gesù nostra unica salvezza!

Nos cum prole pia, 
Benedicat Virgo Maria!



foto: "Albergheria e Capo Insieme" progetto di promozione umana

lunedì 15 giugno 2015

SE OGNUNO FACESSE QUALCOSA....

Il beato Giuseppe Puglisi amava dire: se ognuno facesse qualcosa. Sì, se ognuno facesse la città riuscirebbe a vivere e sopravvivere. 
In questo momento, quasi a guardare indietro lungo le navate o angoli della chiesa, si intravedono delle piccole novità. Il visitatore che entra per la prima volta, non si accorge che qualcuno ha fatto qualcosa per riprendere, ripristinare, arricchire. Del resto neanche chi entra tutti i giorni o settimanalmente, facendo l'indifferente, se ne accorge.
Qualcuno, forse, non sa che il blog è periodicamente aggiornato, in particolare la pagina "guida turistica", lasciando dietro "pagine ferme a vecchia data" (finché c'è qualcuno che le cura, quelle pagine non saranno ferme).
Ma insieme ripercorriamo qualche angolo ripristinato. In tanti si nota che si soffermano su quella vetrata di alluminio (un giorno la Soprintendenza la toglierà), non per apprezzarne l'arte ma la sua collocazione. Ricordiamo che quell'angolo nel 1600 fu una cappella poi nel 1800 fu trasformata in uscita laterale e solo negli anni '60/70 riprese il volto di cappella per custodire il simulacro della Madonna del Carmine. Oggi all'interno vi è il simulacro (restaurato nel 2000) del beato Franco da Siena; 


Accanto alla Cappella della Madonna del Carmine, vi è la Cappella del Bambino Gesù che per molti anni era priva del Divino Infante. Oggi, la vediamo nuovamente completa nelle sue parti (anno 2015); 


L'organo purtroppo, anche se aiutati a ripristinarlo, qualcosa di burocratico ha fatto sì che il suo ripristino si bloccasse.


Per diversi anni abbiamo cercato canali per ripristinare la tela delle Sante mistiche Teresa d'Avila e Maddalena di Firenze. Ora, finalmente, ne attendiamo il prossimo restauro.


Entrando in sacrestia, troviamo ripristinato il Cristo Risorto (anno 2015).


In sacrestia manca la tela dell'Odigitria, attualmente è in restauro. La rivedremo restaurata il prossimo ottobre.



Altre piccole cose, lungo l'arco dei mesi e di questi ultimi anni son successi. Rimangono nel silenzio.
Una cosa ancora vogliamo ricordare: l'operato di fr. Vincenzo Boschetto per la cultura, per far conoscere questa chiesa e la spiritualità carmelitana, in collaborazione con l'Associazione Culturale Arichikromie

flyer dell'ultimo evento realizzato con Archikromie


In chiesa, a testimonianza degli eventi culturali con Archikromie, sono stati collocati dei pannelli. 
Chissà se lungo il cammino si troverà ancora qualcuno per poter realizzare qualcos'altro. Le nostre Istituzioni, ad esempio, potrebbero realizzare piani di lavoro lottizzati e darebbero lavoro a chi sta a spasso. 
Gli altri nel loro piccolo possono ancora fare qualcosa (e non chiudersi a riccio), perché ogni cosa si può realizzare solo con la collaborazione concreta di tutti, diversamente si scende nell'oblio, magari con la faccia tosta di dire: peccato, andrebbe fatto...
Forse il prossimo sarai tu che collaborerai per qualcos'altro!

sabato 18 aprile 2015

LE ESEQUIE DI P. LUIGI SIMONELLI

P. Luigi (Giuseppe) Simonelli 
(1927-2015)

Giuseppe Simonelli nacque a Villadoro di Nicosia (Enna) il 21 ottobre 1927 da Gaetano e Giuseppina Lipari, primo di quattro figli. A dodici anni entrò nel Carmelo. Iniziò il Noviziato il 4 ottobre 1944 a Pozzo di Gotto e lì emise i voti semplici il 6 ottobre 1945 col nome di fr. Luigi (per devozione al beato carmelitano siciliano Luigi Rabatà). Professò i voti solenni a Palermo il 21 luglio 1949; frequentò i corsi di teologia a Napoli, dove fu ordinato diacono, e ricevette l’Ordinazione presbiterale il 6 luglio 1952 nella chiesa di S. Maria Maggiore a Nicosia (Enna).
Fu inviato in diversi conventi della Provincia Carmelitana Siciliana: Catania, Trapani, Palermo e Pozzo di Gotto; a Palermo fu professore di Latino e di Lingua francese alla scuola interna per i ragazzi del Marianato. Dal 1973, col permesso dei Superiori, trascorse diversi anni in famiglia a Palermo, impegnato nell’assistenza della madre malata, nell’officiatura in diverse chiese e nell’insegnamento della Religione cattolica nelle scuole. Nel settembre 1981 fu incardinato nel clero diocesano di Palermo; nel 1983 gli fu affidata la parrocchia della Beata Vergine Immacolata di Lourdes a Palermo. La sua solida identità carmelitana non era stata oscurata da quelle che aveva sentito come esigenze familiari a cui soddisfare; chiese di essere riammesso nell’Ordine e nell’aprile 1987 rientrò nel convento di Trapani, dove emise nuovamente la Professione semplice il 24 aprile 1990 e quella solenne il 27 marzo 1993; qui ricoprì il ruolo di Sacrista. Dal 1994 al 2003 fu a Catania come Sacrista, per poi passare a Palermo in qualità di Rettore e Sacrista della chiesa del Carmine Maggiore, nonché confessore e officiante nella parrocchia carmelitana di S. Sergio, sempre a Palermo. 
Qui è stato fino a quando le forze glielo hanno permesso, assicurando la sua disponibilità per le celebrazioni e per le confessioni, curando la chiesa anche con piccoli lavori manuali fatti da lui stesso. La famiglia di origine gli è stata vicino nei mesi di sofferenza; più volte in ospedale per problemi legati all’età e al diabete, si è spento nella casa di riposo Cusmano di Palermo la mattina del 13 aprile 2015.
P. Luigi è stato un uomo di forte interiorità e di capacità di relazioni. Un Carmelitano che ha unito l’intensa vita spirituale, attraverso i tempi di preghiera e i Sacramenti, con l’apostolato, improntato a gentilezza, cura e attenzione. Umile e disponibile, a volte appariva animato da una certa rigidezza nel definire i suoi programmi, le sue tempistiche, sempre però motivate dai suoi servizi al prossimo, servizi che intendeva svolgere nel migliore modo possibile, secondo la sua logica stringente. Uomo di tradizione, ma attento all’aggiornamento, di grande cultura classica, ma con la passione per l’elettricità (per la quale frequentò un corso per corrispondenza), portando sempre con sé, nei trasferimenti da convento a convento, svariato materiale, a volte rarissimo, per la riparazione di circuiti di illuminazione. Era nota a tutti la sua arguzia, l’ironia con la quale, per esempio, giocava con il significato delle parole, le assonanze, tutto quanto potesse allietare; sugli altri esprimeva sempre pareri garbati, anche quando qualcosa poteva averlo fatto soffrire. Al Carmine di Palermo, di cui fu responsabile, seppe curare la collaborazione con la Confraternita per i momenti devozionali; ripristinò la Novena in preparazione alla festa del Carmine e l’adorazione eucaristica, l’Ora Santa.
Le esequie sono state celebrate al Carmine Maggiore di Palermo giovedì 15 aprile 2015, presiedute dall’Arcivescovo, Sua Eminenza il Cardinale Paolo Romeo, con una presenza numerosa di fedeli, di familiari, di Frati provenienti da tutte le comunità della Sicilia e dal clero religioso e diocesano; la salma è stata tumulata nel cimitero dei Rotoli a Palermo.


lunedì 6 aprile 2015

RIPRISTINATA LA CAPPELLA DI GESU' BAMBINO

Domenica 5 aprile, domenica di Pasqua, è stata ripristinata la Cappella di Gesù Bambino.
La storia di questa Cappella risale al 1855, quando un benefattore diede al priore Provinciale del tempo, p. Elia Gullotta, una statuetta di Gesù bambino dentro una teca di vetro. Il frate, successivamente, fece costruire a sue spese una cappella.
Erano molti anni che la gente si fermava a guardare la Cappella di Gesù Bambino, in particolare, nel periodo natalizio e osservando il presepe posto sotto l'altare, notavano il tempietto del Divino Infante vuoto!
Non sappiamo dare notizie in merito. Nel cuore certamente si è espresso il desiderio di rivedere "risorgere" la cappella.
Fr. Vincenzo Boschetto, carmelitano, da alcuni anni "raccolse" questi desiderata facendole sue. La Famiglia Fuschi Giovanni ascoltando queste desiderata, per fede e generosità volle fare un dono alla Chiesa, non solo in quanto mura, ma a tutti i fedeli perché riprendesse la devozione al Bambino Gesù.
Ringraziamo il Signore Dio che suscita cuori generosi per mezzo dei quali Egli manifesta ancora oggi la Sua preziosa presenza in mezzo a noi!
Ringraziamo anche la Famiglia Fuschi G. e per essa invochiamo copiose grazie dal Cielo!

sabato 14 febbraio 2015

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA QUARESIMA 2015

Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8)



Cari fratelli e sorelle,

la Quaresima è un tempo di rinnovamento per la Chiesa, le comunità e i singoli fedeli. Soprattutto però è un “tempo di grazia” (2 Cor 6,2). Dio non ci chiede nulla che prima non ci abbia donato: “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo” (1 Gv 4,19). Lui non è indifferente a noi. Ognuno di noi gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo. Ciascuno di noi gli interessa; il suo amore gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade. Però succede che quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi, certamente ci dimentichiamo degli altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono… allora il nostro cuore cade nell’indifferenza: mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene. Questa attitudine egoistica, di indifferenza, ha preso oggi una dimensione mondiale, a tal punto che possiamo parlare di una globalizzazione dell’indifferenza. Si tratta di un disagio che, come cristiani, dobbiamo affrontare.

Quando il popolo di Dio si converte al suo amore, trova le risposte a quelle domande che continuamente la storia gli pone. Una delle sfide più urgenti sulla quale voglio soffermarmi in questo Messaggio è quella della globalizzazione dell’indifferenza.

L’indifferenza verso il prossimo e verso Dio è una reale tentazione anche per noi cristiani. Abbiamo perciò bisogno di sentire in ogni Quaresima il grido dei profeti che alzano la voce e ci svegliano.

Dio non è indifferente al mondo, ma lo ama fino a dare il suo Figlio per la salvezza di ogni uomo. Nell’incarnazione, nella vita terrena, nella morte e risurrezione del Figlio di Dio, si apre definitivamente la porta tra Dio e uomo, tra cielo e terra. E la Chiesa è come la mano che tiene aperta questa porta mediante la proclamazione della Parola, la celebrazione dei Sacramenti, la testimonianza della fede che si rende efficace nella carità (cfr Gal 5,6). Tuttavia, il mondo tende a chiudersi in se stesso e a chiudere quella porta attraverso la quale Dio entra nel mondo e il mondo in Lui. Così la mano, che è la Chiesa, non deve mai sorprendersi se viene respinta, schiacciata e ferita.

Il popolo di Dio ha perciò bisogno di rinnovamento, per non diventare indifferente e per non chiudersi in se stesso. Vorrei proporvi tre passi da meditare per questo rinnovamento.

1. “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono” (1 Cor 12,26) – La Chiesa

La carità di Dio che rompe quella mortale chiusura in se stessi che è l’indifferenza, ci viene offerta dalla Chiesa con il suo insegnamento e, soprattutto, con la sua testimonianza. Si può però testimoniare solo qualcosa che prima abbiamo sperimentato. Il cristiano è colui che permette a Dio di rivestirlo della sua bontà e misericordia, di rivestirlo di Cristo, per diventare come Lui, servo di Dio e degli uomini. Ce lo ricorda bene la liturgia del Giovedì Santo con il rito della lavanda dei piedi. Pietro non voleva che Gesù gli lavasse i piedi, ma poi ha capito che Gesù non vuole essere solo un esempio per come dobbiamo lavarci i piedi gli uni gli altri. Questo servizio può farlo solo chi prima si è lasciato lavare i piedi da Cristo. Solo questi ha “parte” con lui (Gv 13,8) e così può servire l’uomo.

La Quaresima è un tempo propizio per lasciarci servire da Cristo e così diventare come Lui. Ciò avviene quando ascoltiamo la Parola di Dio e quando riceviamo i sacramenti, in particolare l’Eucaristia. In essa diventiamo ciò che riceviamo: il corpo di Cristo. In questo corpo quell’indifferenza che sembra prendere così spesso il potere sui nostri cuori, non trova posto. Poiché chi è di Cristo appartiene ad un solo corpo e in Lui non si è indifferenti l’uno all’altro. “Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1 Cor 12,26).

La Chiesa è communio sanctorum perché vi partecipano i santi, ma anche perché è comunione di cose sante: l’amore di Dio rivelatoci in Cristo e tutti i suoi doni. Tra essi c’è anche la risposta di quanti si lasciano raggiungere da tale amore. In questa comunione dei santi e in questa partecipazione alle cose sante nessuno possiede solo per sé, ma quanto ha è per tutti. E poiché siamo legati in Dio, possiamo fare qualcosa anche per i lontani, per coloro che con le nostre sole forze non potremmo mai raggiungere, perché con loro e per loro preghiamo Dio affinché ci apriamo tutti alla sua opera di salvezza.

2. “Dov’è tuo fratello?” (Gen 4,9) – Le parrocchie e le comunità

Quanto detto per la Chiesa universale è necessario tradurlo nella vita delle parrocchie e comunità. Si riesce in tali realtà ecclesiali a sperimentare di far parte di un solo corpo? Un corpo che insieme riceve e condivide quanto Dio vuole donare? Un corpo, che conosce e si prende cura dei suoi membri più deboli, poveri e piccoli? O ci rifugiamo in un amore universale che si impegna lontano nel mondo, ma dimentica il Lazzaro seduto davanti alla propria porta chiusa ? (cfr Lc 16,19-31).

Per ricevere e far fruttificare pienamente quanto Dio ci dà vanno superati i confini della Chiesa visibile in due direzioni.

In primo luogo, unendoci alla Chiesa del cielo nella preghiera. Quando la Chiesa terrena prega, si instaura una comunione di reciproco servizio e di bene che giunge fino al cospetto di Dio. Con i santi che hanno trovato la loro pienezza in Dio, formiamo parte di quella comunione nella quale l’indifferenza è vinta dall’amore. La Chiesa del cielo non è trionfante perché ha voltato le spalle alle sofferenze del mondo e gode da sola. Piuttosto, i santi possono già contemplare e gioire del fatto che, con la morte e la resurrezione di Gesù, hanno vinto definitivamente l’indifferenza, la durezza di cuore e l’odio. Finché questa vittoria dell’amore non compenetra tutto il mondo, i santi camminano con noi ancora pellegrini. Santa Teresa di Lisieux, dottore della Chiesa, scriveva convinta che la gioia nel cielo per la vittoria dell’amore crocifisso non è piena finché anche un solo uomo sulla terra soffre e geme: “Conto molto di non restare inattiva in cielo, il mio desiderio è di lavorare ancora per la Chiesa e per le anime” (Lettera 254 del 14 luglio 1897).

Anche noi partecipiamo dei meriti e della gioia dei santi ed essi partecipano alla nostra lotta e al nostro desiderio di pace e di riconciliazione. La loro gioia per la vittoria di Cristo risorto è per noi motivo di forza per superare tante forme d’indifferenza e di durezza di cuore.

D’altra parte, ogni comunità cristiana è chiamata a varcare la soglia che la pone in relazione con la società che la circonda, con i poveri e i lontani. La Chiesa per sua natura è missionaria, non ripiegata su se stessa, ma mandata a tutti gli uomini.

Questa missione è la paziente testimonianza di Colui che vuole portare al Padre tutta la realtà ed ogni uomo. La missione è ciò che l’amore non può tacere. La Chiesa segue Gesù Cristo sulla strada che la conduce ad ogni uomo, fino ai confini della terra (cfr At 1,8). Così possiamo vedere nel nostro prossimo il fratello e la sorella per i quali Cristo è morto ed è risorto. Quanto abbiamo ricevuto, lo abbiamo ricevuto anche per loro. E parimenti, quanto questi fratelli possiedono è un dono per la Chiesa e per l’umanità intera.

Cari fratelli e sorelle, quanto desidero che i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!

3. “Rinfrancate i vostri cuori !” (Gc 5,8) – Il singolo fedele

Anche come singoli abbiamo la tentazione dell’indifferenza. Siamo saturi di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana e sentiamo nel medesimo tempo tutta la nostra incapacità ad intervenire. Che cosa fare per non lasciarci assorbire da questa spirale di spavento e di impotenza?

In primo luogo, possiamo pregare nella comunione della Chiesa terrena e celeste. Non trascuriamo la forza della preghiera di tanti! L’iniziativa 24 ore per il Signore, che auspico si celebri in tutta la Chiesa, anche a livello diocesano, nei giorni 13 e 14 marzo, vuole dare espressione a questa necessità della preghiera.

In secondo luogo, possiamo aiutare con gesti di carità, raggiungendo sia i vicini che i lontani, grazie ai tanti organismi di carità della Chiesa. La Quaresima è un tempo propizio per mostrare questo interesse all’altro con un segno, anche piccolo, ma concreto, della nostra partecipazione alla comune umanità.

E in terzo luogo, la sofferenza dell’altro costituisce un richiamo alla conversione, perché il bisogno del fratello mi ricorda la fragilità della mia vita, la mia dipendenza da Dio e dai fratelli. Se umilmente chiediamo la grazia di Dio e accettiamo i limiti delle nostre possibilità, allora confideremo nelle infinite possibilità che ha in serbo l’amore di Dio. E potremo resistere alla tentazione diabolica che ci fa credere di poter salvarci e salvare il mondo da soli.

Per superare l’indifferenza e le nostre pretese di onnipotenza, vorrei chiedere a tutti di vivere questo tempo di Quaresima come un percorso di formazione del cuore, come ebbe a dire Benedetto XVI (Lett. enc. Deus caritas est, 31). Avere un cuore misericordioso non significa avere un cuore debole. Chi vuole essere misericordioso ha bisogno di un cuore forte, saldo, chiuso al tentatore, ma aperto a Dio. Un cuore che si lasci compenetrare dallo Spirito e portare sulle strade dell’amore che conducono ai fratelli e alle sorelle. In fondo, un cuore povero, che conosce cioè le proprie povertà e si spende per l’altro.

Per questo, cari fratelli e sorelle, desidero pregare con voi Cristo in questa Quaresima: “Fac cor nostrum secundum cor tuum”: “Rendi il nostro cuore simile al tuo” (Supplica dalle Litanie al Sacro Cuore di Gesù). Allora avremo un cuore forte e misericordioso, vigile e generoso, che non si lascia chiudere in se stesso e non cade nella vertigine della globalizzazione dell’indifferenza.

Con questo auspicio, assicuro la mia preghiera affinché ogni credente e ogni comunità ecclesiale percorra con frutto l’itinerario quaresimale, e vi chiedo di pregare per me. Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca.

Dal Vaticano, 4 ottobre 2014

Festa di San Francesco d’Assisi


Francesco

sabato 29 novembre 2014

CAPITOLO ELETTIVO NEL TERZ'ORDINE CARMELITANO

Mercoledì 12 novembre, si è celebrato presso il Carmine Maggiore, alla presenza dell’Assistente Zonale, P.Carmelo Scellato, e della Presidente Zonale Angela Cassarà, il capitolo elettivo del Sodalizio.
Dopo la celebrazione eucaristica delle 9.30, il TOC si è riunito nella sue sede di via Angelo Musco, per dare inizio alle elezioni.
Con ampio consenso è stata riconfermata Agostina Caraccio, che si è resa disponibile a ricoprire, per la seconda volta, tale servizio.
Subito dopo sono stati elette come Consigliere Bruno Aurelia e Napoli Carmela.
Il nuovo consiglio si riunirà quanto prima con l'assistente, fr. Vincenzo Boschetto, per programmare il nuovo anno.
A loro l'augurio e la preghiera perché possano costruire qualcosa di bello per il bene della Fraternita.

lunedì 10 novembre 2014

NUOVI SUPERIORI DELLA CONFRATERNITA

Domenica, 9 novembre, si è celebrato il rito di inizio di un nuovo mandato dei Superiori della Confraternita.
In questo nuovo anno 2014/2015 sono stati eletti: Superiore: Riesi Ferdinando e i Congiunti: Ventimiglia Stefano e Costa Stefano.
La celebrazione è stata presieduta dal Priore, p. Pietro Leta, sostenuto dal servizio diaconale di fr. Vincenzo Boschetto, Assistente della Confraternita.
Ai neo superiori auguriamo che possano scoprire ogni giorno la loro vocazione, di saper testimoniare con la propria vita quest'incarico loro affidato. superando con amore le varie difficoltà che si incontrano per rendere bella ogni cosa sotto lo sguardo della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo.